Campanacci dei Mamuthones in bronzo
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Descrizione
I campanacci dei Mamuthones — aspetto, materiali e suono.
– Funzione e contesto: i Mamuthones sono le figure tradizionali della maschera di Mamoiada (Barbagia, Sardegna). Portano sul dorso una pesante suppellettile di campanacci che accompagna la loro marcia ritmica; il suono profondo e vibrante è elemento rituale fondamentale, con valenze propiziatorie e apotropaiche (allontanamento di spiriti o influssi negativi) e simboliche legate a cicli agricoli e di passaggio.
– Materiale: i campanacci sono in bronzo, cioè leghe a base di rame con una percentuale di stagno (e a volte piccole quantità di altri metalli). La composizione può variare secondo le ricette artigiane, perché variazioni nel tenore di stagno influenzano timbro e resistenza.
– Forma e costruzione: esteticamente sono di forma massiccia e compatta — spesso tronco-conica o ovoidale — con pareti relativamente spesse. Sono realizzati per produrre un suono grave e sostenuto: pareti robuste e proporzioni accentuate accentuano le basse frequenze. La superficie porta spesso tracce del lavoro manuale (martellature, segni della finitura) e può presentare patina naturale dovuta all’uso e al tempo. Internamente ogni campanaccio può avere un battacchio mobile realizzato in acciaio o talvolta in osso di pecora; le soluzioni tecniche variano a seconda del produttore e del modello.
– Peso e numero: e i Mamuthones portano insieme più campanacci legati da delle cinghie in cuoio che vengono strette attorno al dorso del Mamuthones stesso.
Il numero complessivo dei campanacci è variabile e, molto dipende dall’associazione di appartenenza o dal Mamuthones stesso che può essere un adulto, un ragazzo oppure un bambino (quindi, da poche unità fino a oltre 20 campanacci e sino ad arrivare a circa 30kg per gli adulti), creando un insieme sonoro complesso e avvolgente.
– Montaggio e finitura: i campanacci sono ben stretti sul dorso con delle cinghie in cuoio e distribuiti dal alto vedo il basso della schiena, dal più grande al più piccolo; sul davanti 5/6 campane di forma conica, le cinghie e i travetti sono progettati per resistere al peso e per permettere la loro oscillazione.
Tecniche artigiane tradizionali (in generale)
– Metodi di produzione: nelle botteghe tradizionali si usano tecniche tramandate: fusione della lega (in crogiolo), colata in stampi o deformazione e battitura a caldo/riportatura, seguita da lavorazioni manuali di sbavatura, forgiatura e accordatura “a orecchio”. La finitura comprende levigatura, eventuali incisioni o marchi e trattamenti della superficie per la protezione.
– Accordatura: l’accordatura è un’operazione delicata, effettuata con esperienza: variare lo spessore delle pareti, rimuovere piccole quantità di materiale o modificare la geometria cambia il timbro. Spesso l’accordatura è fatta ascoltando e confrontando campanacci di diversa misura per ottenere il carattere sonoro desiderato.
Gli artigiani Marco e Salvatore Floris di Tonara
– Tonara come centro della tradizione: Tonara (Barbagia) è nota da secoli per la lavorazione dei campanacci e per la produzione di oggetti in metallo destinati al mondo pastorale. Nella zona si sono sviluppate botteghe specializzate nel realizzare campanacci per bestiame e per uso rituale.
– Marco e Salvatore Floris: sono fra gli artigiani contemporanei più noti di Tonara che continuano la tradizione familiare. Con competenze tecniche e attenzione all’heritage culturale, producono campanacci seguendo metodi tradizionali: fusione e lavorazione manuale del bronzo, rifinitura e accordatura a orecchio, oltre alla realizzazione delle strutture di fissaggio in legno e cuoio quando richiesto.
– Caratteristiche del loro lavoro: il lavoro dei Floris si distingue per:
– rispetto delle tecniche tramandate e contemporaneamente attenzione alla qualità acustica;
– finiture curate, con marchi o segni distintivi riconoscibili;
– produzione sia di campanacci per uso agricolo che di pezzi specifici per le maschere e le manifestazioni tradizionali (come i Mamuthones);
– capacità di restaurare e riprodurre modelli tradizionali, mantenendo l’identità sonora e materica della tradizione.
– Ruolo culturale: artigiani come Marco e Salvatore svolgono anche una funzione di custodi della memoria collettiva: collaborano con gruppi di maschere, musei e iniziative legate alla conservazione delle tradizioni sarde, e spesso accolgono visitatori interessati a vedere la bottega e le fasi di lavorazione.
Per chi volesse approfondire o vedere dal vivo
– Visitare Mamoiada (e il Museo delle Maschere Mediterranee) durante il carnevale o in periodi di apertura per ascoltare i Mamuthones all’opera.
– Cercare la bottega dei Floris a Tonara (molti artigiani locali accettano visite su prenotazione) per osservare le fasi di fusione, finitura e accordatura.
– Documentarsi su testi e studi etnografici sulla maschera sarda e sul rito dei Mamuthones per comprendere il significato simbolico dei campanacci oltre che gli aspetti tecnici.
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